
Bolzano, li 20 Novembre 2006
Un cordiale saluto
e con la presente do voce ad una causa nazionale: Gli Italiani pagano ignari con
le loro tasse per mantenere i confini dello Stato e il lusso di una minoranza
viziata e sprezzante. Il Sud Tirolo si “concede” all’Italia che paga.
Già!...questo fenomeno può assumere varie forme nelle sue fasi: incitazione alla
prostituzione, il concedersi, il pagamento, la so-cospirata rivalsa. Come
perversa rivalsa il Sud Tirolo ha sottomesso la minoranza italiana e per di più,
non partecipando alla spesa pubblica, riceve somme. E’ in atto ormai un’
“apartheid” silenziosa e inesorabile, che nei tratti formali è legale. Proprio
così: perfino il Diritto si è dovuto piegare alla Ragion di Stato. La strategia
italiana: temporeggiamo pagandoli finchè si abitueranno a vivere insieme.
L’astuzia della Stella Alpina: facciamogli credere di accettare, arricchiamoci
il più possibile e il finale lo decideremo solo noi. Convivenza ed integrazione
sono rimaste favole per ingenui: la scelta è tra sottomissione incondizionata o
emarginazione. L’Italia viene derisa e beffeggiata; tutto all’oscuro dei
contribuenti. I vertici sudtirolesi hanno dimostrato di usare il cervello. Io
sono per dimostrare di avere almeno un midollo spinale, prima che si concluda la
pulizia etnica. Ai Sudtirolesi la loro terra con oneri e onori e agli Italiani
il proprio denaro pubblico! E tu per cosa sei?
Dai voce alla tua posizione alla pagina: www.quirinale.it ==>la posta
Via Sernesi
Giuseppe Pece
39100 Bolzano
Cell. 347 3643712
da Pece Giuseppe
al Presidente della Repubblica
P.zza del Quirinale
Roma
e per conoscenza a
Corriere della Sera Roma
Il Tempo Roma
La Stampa Roma
L’Unità Roma
Sole 24 Ore Roma
Athesia Bolzano
Bolzano, 28 Ottobre 2006
OGGETTO: Sud Tirolo, sistema modello in Europa di autonomia e convivenza
(sistema viziato,
in una situazione di comodo e con atteggiamento austero e sprezzante).
Presidente,
La saluto con stima e rispetto e La prego di prestare attenzione a quanto
segue:
nato ad Alife (Caserta) nel 1969, mi trasferii 7 anni fa a Bolzano per lavoro ed
ebbi modo fin dal primo momento di accorgermi della particolarità di questa
terra, dei suoi usi, costumi, lingue e ambiente. Ho sempre guardato tutto questo
con stupore e apprezzamento. Chiunque abbia avuto modo di visitare questi luoghi
è rimasto incantato nel vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti: cura del
territorio, valorizzazione del verde, strutture efficienti, disoccupazione quasi
zero; ma soprattutto si scorge in tanti particolari un alto livello di qualità
della vita. Questo chiaramente procura piacere, ma a me fece anche nascere la
voglia di capire come e da cosa potesse scaturire tutto ciò; anche perché tanto
al di là del Brennero quanto al di sotto di Trento la situazione non è così
rosea. Oltre ad aspetti visivamente percettibili di questo territorio, i primi
contatti con la gente mi misero di fronte una situazione per me nuova e cioè una
società bilingue con ulteriori minoranze linguistiche. Tutto questo mi
entusiasmava molto e mi prospettava la possibilità di arricchirmi culturalmente
e professionalmente. Così, dopo le prime indecisioni e incertezze durate 3
anni, decisi di iscrivermi ad un corso di lingue a mie spese, che mi aiutasse a
muovere i primi passi nello studio del tedesco; è stato veramente bello il
percorso formativo che mi ha portato praticamente dall’abc in due anni ad
avvicinarmi a questa cultura fino ad ottenere l’attestato di bilinguismo (v.
allegati). Fino a poco tempo fa ho avuto anche la possibilità di lavorare per
una ditta sudtirolese; occasione questa di confronto e di scambio culturale ma
soprattutto di crescita civile. Non resto ora a dilungarmi ma ricordo loro tutti
con nostalgia e gratitudine per il trattamento di riguardo che mi hanno sempre
preservato. Oltre alle esperienze lavorative, cercai anche tante altre occasioni
concrete che mi aiutassero nello studio della nuova lingua. Improponibile
infatti crearsi una struttura mentale comunicativa senza conoscere un popolo
come mangia, come festeggia, come scherza, come gioca e soprattutto come cura
tutto ciò che i padri hanno lasciato e che sarà lasciato ai nipoti di questi.
Così il tempo libero lo impiegavo viaggiando per conoscere questi bellissimi
luoghi, seguendo la televisione dell’Austria, della Germania e della Svizzera ma
soprattutto leggendo: tanto e di tutto, basta volerlo. Chiaramente i primi tempi
sono stati pieni di difficoltà ma mi sono sempre sentito motivato. Tanto più che
dalla lettura dei quotidiani sudtirolesi acquistava sempre più peso in me la
sensazione di un atteggiamento di fondo in chiave critico-negativo-curiosa nei
confronti del gruppo linguistico italiano; non volevo crederci e quindi la mia
motivazione alla lettura si intensificava e fino ad oggi non ho motivo di
smentire quella sensazione iniziale (anche se il tutto viene affidato, sotto un
profilo satirico, a delle figure a me anche simpatiche: “der Schnauzer”
“zett-Bankl” ecc). Tutto bene, lo trovo giusto e democratico, soprattutto perché
in buona parte nasce da ragioni storiche e da un periodo buio, il Ventennio
fascista, di cui non vado fiero. I Sudtirolesi hanno saputo riscattarsi da
quella oppressione ingiusta e cieca. Si sono legati alla loro terra, ai loro
costumi, alla loro storia, ai loro dialetti, facendo di questi luoghi qualcosa
di unico nel panorama europeo e forse oltre. Da qui la mia voglia di leggere la
parte giuridica che legittima questo sistema sociale: lo Statuto Speciale per il
Trentino-Suedtirol ma soprattutto quello che riguarda l’autonomia
“specialissima” della provincia di Bolzano. Ho letto e riletto attentamente più
volte i vari articoli tanto dello Statuto speciale quanto della Costituzione
Italiana alla luce dell’ accordo di Parigi e dell’Atto Finale di Helsinki: mi
perdoni l’ignoranza Presidente ma a tutt’oggi stento a conciliare questi testi
che a suo tempo persone di gran lunga più istruite di me e competenti hanno
ideato, analizzato e ratificato. Per questo mi rivolgo a Lei, figura
istituzionale paterna e di riferimento, custode dei principi più elementari a
cui ogni cittadino deve riferirsi, pregandoLa di risolvere le mie perplessità.
Già nei primi articoli riferiti a disposizioni generali, funzioni e organi
direttivi si intravede ciò che si proponeva questo Statuto: il riconoscimento a
questa provincia della necessità di auto-gestirsi legata a motivi storici,
etnici e territoriali, che ritengo giusti e dovuti ma che fanno già intravedere
dei privilegi economici rispetto agli altri cittadini. Tutto bene sono leggi
dello Stato. Arrivato al titolo VI riguardante la finanza della Provincia resto
nuovamente perplesso e ulteriori motivi mi portano a constatare che sussistono
dei privilegi (art. 69,70,71,72,73,74,75,78,79 dello Statuto) forse non solo
economici. Certo fin qui non ho fatto altro che scoprire l’acqua calda, in
quanto lo Statuto è legge dello Stato già da decenni. Tutto bene; evidentemente
ciò era dovuto (art. 5 e 6 Cost.), tanto più che è servito a garantire
convivenza pacifica. Tuttavia le mie perplessità non sono rivolte ad una
questione di diritto di tali norme ma che di fatto esse introducono e
legittimano una disparità tra i contribuenti. Mentre allora il resto dei
contribuenti italiani pagano somme che vengono gestite dal governo della
Repubblica, in questa provincia ritornano lievitate: in ragione dei 9/10 e di
una quota variabile a cui vanno ad aggiungersi stanziamenti annuali e
straordinari (art.15). Spero di sbagliarmi ma mi sembra di capire che tutto il
servizio d’ordine, di rappresentanza al parlamento, di amministrazione della
giustizia, di detenzione e di quant’altro a carattere statale venga praticamente
“OFFERTO” dagli altri contribuenti, mentre il 1° comma dell’art.53 della
Costituzione prevede che i cittadini concorrano alla spesa pubblica in base alla
capacità contributiva degli stessi. Non in base alla loro residenza anagrafica.
Debbo allora credere che delle tasse, che il resto dell’Italia paga per intero,
solo un decimo (teorico, perché attraverso un meccanismo perverso ritorna come
quota variabile) sia la capacità contributiva della provincia autonoma a
“Statuto Specialissimo”. I fatti e le statistiche ci smentiscono: questa
provincia è ricchissima a spese del denaro pubblico italiano. Ma io mi chiedo
cosa ne pensano e se mai siano stati informati i contribuenti. Tutto bene sono
leggi dello Stato. Ad ogni modo chi è interessato a leggere quelle leggi è
comunque un cittadino che ne beneficia e che non ha alcun interesse a che
vengano messe in discussione. Così in uno stato come il nostro, con un bilancio
non roseo, ci sono contribuenti che partecipano alla spesa pubblica, e altri,
che in base alla loro residenza, non solo sono esentati ma che si vedono offrire
maggiori e migliori strutture pubbliche e servizio d’ordine. Proprio tra gli
anni 70 e 80 ricordo che aiutavo mio padre nei calcoli per il bilancio della sua
piccola ditta e come mi rendeva partecipe del fatto che si pagassero con fatica
tante tasse e da cui comunque non bisognava esimersi: quegli ideali sono
scolpiti nella mia mente ma ora apprendo con amarezza l’esistenza di fatto di
cittadini di serie A e di serie B.
Presidente, mi risolva queste perplessità! Quanto detto finora non vuole dare il
merito del benessere del Sud Tirolo al solo statuto speciale; infatti solo quei
privilegi non sarebbero bastati. Se lo statuto nasce per tutelare le minoranze
etniche, in provincia di Bolzano questa minoranza si rivela una assoluta
maggioranza in ragione dei 3/4 della popolazione. Quindi maggioranza ed
opposizione non si confrontano solo per motivi politici: questo ha prodotto una
amministrazione efficiente, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ed
anche io, per motivi di lavoro, ho avuto modo di constatare ciò nei vari palazzi
provinciali, uffici, strutture di ogni tipologia (amministrative, sanitarie,
ricreative, scolastiche ecc.); tutto contraddistinto dallo stemma della
provincia, a suggello dell’unicità dell’autore delle varie opere. Ma non è tutto
perché l’attaccamento alla propria terra del popolo sudtirolese, nato
storicamente per questioni di legittima difesa, si è risolto nel corso degli
anni in una cura del territorio e del “verde” di primo piano in Europa; ed
ancora la felice intuizione di creare strutture turistiche valide e convenienti
hanno innescato un meccanismo quanto mai redditizio: oserei dire un turismo di
“qualità”. Complimenti ai Sudtirolesi!
Presidente, amo il Sud Tirolo (quello vero che ho conosciuto percorrendo
sentieri e incontrando persone semplici nei loro masi, non l’immagine che gli si
vuole dare), ma il contribuente italiano che mantiene tutti i servizi di tipo
statale (ordine, giustizia, detenzione,….), cosa ne pensa? Dal momento che i
9/10, più una quota variabile che si stabilisce a porte chiuse, dei tributi,
delle imposte, di tutte le tasse (incluso tabacchi, carburanti, erario,
circolazione, proprietà, successioni, donazioni, buona parte dell’IVA) tornano
lievitati in provincia, non sarebbe meglio dare ONERI E ONORI al popolo
sudtirolese? E non demandare allo Stato solo ciò che c’è da pagare?.....Mi
corregga La prego! Ma comunque io sentirei il parere del contribuente italiano.
Semmai si volessero tirar fuori ragioni storiche e di unità della Patria, nel
Sud Tirolo questo non vale perché il concetto di Patria è sentito molto poco, se
è sentito e che comunque viene messo in discussione (v. allegati). Il primo
comma dell’art.17 e 18 della Costituzione recita che i cittadini hanno diritto
di riunirsi pacificamente senza armi! Mentre in effetti assistiamo a parate
paramilitari con fucili e spari, simboleggiando la volontà di riunificazione
alla madrepatria Austria (v.allegati). Se gli è permesso è perché sono nella
loro terra, suppongo. Di fatto o di diritto qualche strofa del nostro inno non
vale più: “Già l’aquila d’Austria le penne ha perdute”, in realtà quelle “penne”
si sono orgogliosamente rigenerate e vi sono “aquile” dappertutto nel Sud Tirolo.
“Noi fummo da secoli calpesti e derisi”, in realtà qui la cosa si perpetua
incessantemente ogni giorno (v.allegati). Questo non è polemica ma solo ad onor
del vero.
Presidente, è nel riconoscere la Sua figura illuminata e tenace che La esorto,
per quanto Le è possibile, a dare un seguito acchè non ci si adagi in una
situazione di comodo. I Sudtirolesi volevano e vogliono l’Autodeterminazione e
restano “dormienti” solo perché ben pagati ed illusi da un partito che tradisce
da più di trent’anni il principio su cui è stato fondato. Niente male la
proposta di referendum dell’ex-presidente Cossiga che metterebbe finalmente il
Sud Tirolo allo scoperto. Chiaro, con l’Autodeterminazione dei Sudtirolesi gli
Italiani diventerebbero a tutti gli effetti una minoranza, con tutte le tutele
che ne deriverebbero, invocate e volute proprio dai Sudtirolesi. L’Italia
avrebbe solo da guadagnarci in quanto risparmierebbe denaro pubblico che da 30
anni affluisce in una terra votata all’Austria come madrepatria (v. allegati), a
cui ricorre ogni volta che fa i capricci (da Roma i soldi e da Vienna la
protezione), che beffeggia l’Italia, dove essere italiano è una colpa, dove
all’Italiano che si aggrega gli assicurano la funzione di “Fantozzi” (v.allegati),
dove gli italiani o vanno via o vengono “indottrinati” nell’ideologia del
sistema: CENSIMENTO, PROPORZIONALE, BILINGUISMO (v. allegati MESSNER, LANGER).
Questi sono tre “pilastri” discussi e criticati da anni e da vari fronti, che
producono si ricchezza economica ma inaspriscono gli animi, producono divisione
e sofferenze volutamente celate. Il “Sistema Modello” non è altro che
“diabolico”, se trattiamo questo aggettivo etimologicamente: dal verbo greco δία
βάλλειν “dividere”, “porre le cose le une contro le altre”, che si realizza
nella divisione delle gabbie etniche; si rivela ancora anti-cristiano nascendo
dal compromesso, perseguendo la rivalsa sul passato, raccontando due verità
(“siamo in Italia” e “wir sind in Suedtirol” che alimentano sospetto, dissidi e
risentimenti), realizzandosi nella divisione della popolazione, promettendo
benessere solo economico e calpestando elementari diritti umani (non basta una
croce sul Monte Tondo che illumina le notti bolzanine!).
Allora se essi preferiscono il “compromesso” o “pacchetto” piuttosto che
avvalersi del diritto di autodeterminazione, sancito nell’Atto Finale di
Helsinki, che sia riconosciuta agli Italiani la facoltà di decidere del proprio
denaro pubblico. In generale la prostituzione esiste perché c’è qualcuno pronto
a pagare. A buon diritto si è parlato di risarcimento per danni storici, ma dopo
trent’anni di “Pacchetto” l’Italia ha pagato abbastanza. Distensione? Il prezzo
è troppo alto e viene pagato da un popolo ignaro. Immagine internazionale? Siamo
in Europa e i confini hanno finalmente un diverso significato. Io sono per
dimostrare che mi resta almeno un midollo spinale, prima che si concluda la
“PULIZIA ETNICA” (come aveva previsto Alexander Langer, v. allegato) e che il
sistema si arricchisca il più possibile, per poi fare la grande scelta finale.
Presidente, ho rispetto e stima per la Sua persona, dopotutto confido ancora
nelle Istituzioni e preannuncio che mi esporrò in prima persona. Sarei felice di
poterLe parlare a voce. Distinti saluti.
Giuseppe Pece
P.S.: -in allegato una breve panoramica della situazione, tra i tanti documenti
che conservo in origi-
nale.
-sono raggiungibile al cell. 347 3643712
| RISPOSTA |
Allegati
Nella campagna elettorale dell’Autunno 2003 ecco il "saluto-benvenuto" del presidente della provincia (quindi di tutti, Tedeschi e Italiani)…………
………..tutto rigorosamente in tedesco a me come ad altri da poco arrivati a Bolzano…….
………A stento riesco a conciliare questa lettera con il suo motto: "incontrare le persone con rettitudine, onestà ed apertura".
………………….l’incontro con il primo "pilastro" dell’ Autonomia: il censimento.
Avendo già una carta d’identità della Repubblica Italiana, mi viene chiesto se intendo dichiararmi del gruppo italiano o se sono "altro" e quindi di volermi aggregare a qualche gruppo……………
……………….quindi l’inizio dello studio della lingua tedesca………
….....nelle ore libere la sera spesso oltre la mezzanotte…………..
…..i primi tentativi di mettere a frutto la mia passione per l’altra lingua,…
……. candidandomi per un posto di lavoro anche nell’altro gruppo linguistico……
………non conoscendo le barriere psico-ideologiche che vi fossero………
………………mi viene risposto che non se ne parla nemmeno…………
perché non posso esibire una PERFETTA PADRONANZA della lingua tedesca…………..
………..facendo loro stessi errori nello scrivere la lettera……..
….i miei errori erano dovuti ad un solo anno di studio….
………..faccio notare gli errori (data e aggettivo con lettera maiuscola)….
……………e sottolineo che al di la delle loro pretese, io avevo solo buone intenzioni…….
Von Pece Giuseppe
Nazario Sauro Str. 8
39100 Bozen
An Dr. Guenther Stocker
Vereinigung der Suedtiroler
Tierzuchtverbaende G.m.b.H.
Galvani Str. 33
39100 Bozen
Bozen, den 23.02.2004
Betreff: Bewerbung vom 09.02.2004
Sehr geehrter Herr Dr. Stocker,
Bezueglich Ihrer letzten Mitteilung (in der Anlage), moechte ich Sie darauf aufmerksam machen, dass Sie sich auch keiner "perfekten" Beherrschung von der deutschen Sprache ruehmen duerfen, da der von Ihnen unterschriebener Brief nicht so richtig datiert. Auf Hochdeutsch waere "Ort, den+Datum".
Etwas noch: die Adjective schreibt man mit kleinen Buchstaben. Deshalb schreibt man entweder "das Deutsch" oder "die deutsche Sprache".
Ich finde es laecherlich. Waere meine Bewerbung wesentlich geschaetzt worden, haette es vermieden werden koennen. Ich wollte nur in Labor arbeiten und mein Deutsch verbessern.
Ich wuensche Ihnen gute Arbeit.
Mit freundlichen Gruessen
Giuseppe Pece
………………..decido allora di migliorare il mio tedesco andando per un periodo in Germania………
…………con l’aiuto apparente della provincia, ma che, alla luce del "PACCHETTO",……è denaro pubblico italiano….
……….vengo iscritto nelle graduatorie del comune di Bolzano…..
…………e al momento dell’assunzione mi vengono date meno di 24 ore di tempo per presentarmi……….
……….neanche una chiamata alle armi è così,…….
….come risulta dalle date e dal timbro postale del foglio successivo.
……..faccio notare l’ingiustizia, ottengo false promesse e nella graduatoria provinciale mi viene chiesto di ridichiarare di essere italiano o di essere "altro" e di volermi aggregare a qualcuno…
…………questa volta però rigorosamente in plico chiuso, quasi fosse un segreto o qualcosa da nascondere……………..
…………è troppo per me e non la presento…………
…………sembra poi vogliano offrirmi un lavoro e scopro che la lettera è diretta a più persone e mi viene detto che comunque è stata data precedenza ad un’altra candidata……..
………….quindi esiste una sub-graduatoria nella graduatoria ufficiale.
……………..mi sarei dovuto forse considerare "altro" ed aggregare con il gruppo tedesco?...
………..aveva proprio ragione il "Secolo d’Italia"………….
…………gran parte degli impieghi sono riservati ad indigeni sudtirolesi……..
…………..o ad indigeni che sono pronti a dichiararsi ‘altro’in plico chiuso
……….Roma deve solo pagare…………
...l’atteggiamento è austero e sprezzante…
…..intollerante e bellicoso……
…….incoerente e viziato……….
…votato solo al denaro,
…………fino al troppo pieno
…ingrato, che rinnega il piatto in cui mangia….
… e De Gasperi sarebbe contento di questi risvolti?....
….all’italiano, poveraccio di 2° classe, ……
…..non resta che la funzione di "Fantozzi"…
….tanti illustri vengono zittiti……….
.. quando cercano di fare affiorare la realtà…..
…..quanta ipocrisia,…………………..
……. basterebbe rimboccarsi le maniche…………
……………………… e un pizzico di coerenza….
….Alexander Langer era un grande ed un sensibile,.....
…………….., non c’è l’ha fatta, …….
……..ma aveva visto proprio giusto………
Per un ulteriore approfondimento:
www.provincia.bz.it/lpa/publ
- www.provinz.bz.it
www.alexanderlanger.org
www.athesia.it/dolomiten
www.suedtiroler-freiheitskampf.net
www.rolliblog.net/archives/2005/01/10/alto_adige_italiani_allestero.html
Goettingen, den 12.07.2004
Goethe Institut
Thema des Referats: ALEXANDER LANGER,
Von Giuseppe Pece vorgetragen
EINLEITUNG:
- Bemerkungen zur Wahl des Themas
- Einführung: Stiftung – Internationaler Preis
- Kurze Biographie
- Ethnische Ausgrenzung und Zusammenleben
- Sein Kampf: eine Sackgasse
HAUPTTEIL:
- Die Sprachgruppenzugehörigkeitserklärung
Sprachgruppenzuordnungserklärung
- Das „Heimatrecht“vor allem für Kinder aus „gemischten“ Familien,
ebenso für Personen mit stark pluralistischen oder kosmopolitischen
Zügen.
- Jenseits der Stille: - die Stiftung
- der Verkauf der Heimat: die „Vernunftehe“
statt des Selbstbestimmungsrechts der Völker
(Schlussakte von Helsinki 01.08.75)
- die Wohlstandpolitik
- die Verwaltungswirtschaft
SCHLUSS:
- 2004: Manche Europäer sollten die Anerkennung ihres Daseins
noch verlangen.
EINLEITUNG Einführung: Wer ist Alexander Langer? Heute ist A L eine Stiftung und ein internationaler Preis. Die Stiftung ist eine Organisation von Personen und Vereinen, die den Wunsch geäußert haben, Langers Gedanken weiterzutragen. Sie erfüllt soziale Aufgaben und von vielen Menschen wird regelmäßig unterstützt. Sie will die Ideale und Prinzipien Langers verteidigen und hilft dabei dem, der diesen Zweck verfolgt. Dafür gibt es auch einen „Internationalen Preis“, der seit 1997 jedes Jahr zuerkannt wird.
Kurze Biographie: Er wurde 1946 in Sterzing geboren und studierte in Florenz. Er war Jurist, Journalist, Übersetzer, Soziologe, Lehrer, Rat im Südtiroler Landtag, Regionalrat Trentino-Südtirol und zweimal Abgeordneter im EU-Parlament. Er engagierte sich besonders in der Friedenspolitik. Als einer der Gründer der grünen Bewegung machte er zahlreiche Messionsreisen.
Entweder Ethnische Ausgrenzung oder Zusammenleben: Seiner Meinung nach lautet so die Alternative in Südtirol. Es wird immer häufiger vorkommen, dass in Europa Gemeinschaften verschiedener Sprache und Kultur gemeinsam siedeln. Dies ist nicht neu. Das Zusammenleben zwischen Volksgruppen gehört somit zum europäischen Normalzustand und ist keine außergewöhnliche Ausnahme. Man weiß, dass der Umgang mit Fremden nicht immer leicht ist. Doch genügen weder Rhetorik noch guter Wille. Will man tatsächlich das Zusammenleben aufbauen, gilt es, eine umfassende und vielschichtige Kunst des Zusammenlebens zu entwickeln. Die Alternative zwischen ethnischer Ausgrenzung und pluri-ethnischem Zusammenleben ist heute die eigentliche Schlüsselfrage der Volksgruppenproblematik.
Sein Kampf: eine Sackgasse. Im Mai 1995 wollte er sich um das Amt des Bürgermeisters von Bozen – seiner Stadt – bewerben. Er durfte nicht. Am 3. Juli 1995 nahm er sich vertzweifelt denn je in Florenz das Leben. Warum? Alle Kandidaten mussten und müssen immer noch ihre Sprachgruppenzuordnung erklären. Das konnte und wollte er nicht.
HAUPTTEIL
Die Sprachgruppenzugehörigkeitserklärung: Warum? Es gibt zwei Interpretationen. Die erste kann als „historische“ oder „ethnische“ bezeichnet werden. Sie stellt den Schutz der Minderheit in den Vordergrund. Das gesamte System (Zugehörigkeit plus Proporz) dient insoweit der „Entschädigung“ für historisches Unrecht. Die Erklärung sollte mit der tatsächlichen „ethnischen Realität“ übereinstimmen. Grundlage der zweiten Leseart ist die Territorialautonomie Südtirols. Im Vordergrund steht hier die jüngste historische Entwicklung (seit Inkrafttreten des zweiten Sonderstatuts), also das Ende des ethnischen Konfliktes und das erreichte Zusammenleben.
Das gesamte Autonomiesystem Südtirols basiert auf den Sprachgruppen als solchen; ein plötzliches Abschaffen der Erklärung würde einen kompletten Umbau der Autonomieachitektur notwendig machen.
Besonders hart trifft die Volkszählung natürlich alle jene Menschen, die sich in mehr als einer Kultur beheimatet fühlen und die dadurch wiederum gezwungen werden, sich namentlich auf die eine oder andere Seite zu schlagen.
Das Heimatrecht: Die Angehörigen verschiedener Volksgruppen müssen sich „daheim“ fühlen können. Es muss auch die Möglichkeit geben, mehreren Gemeinschaften gegenüber offen und loyal zu sein – ohne Exklusivanspruch/Forderung!! Vor allem Kinder von Einwanderern oder aus „gemischten“ Familien, ebenso wie Personen mit stark pluralistischen oder kosmopolitischen Zügen brauchen diese Chance.
Jenseits der Stille: Er wurde von der Kandidatur als Buergermeister ohne großen Protest ausgeschlossen. Und nach dem Tod wollte die Mehrheit auch schweigen.
Der Verkauf der Heimat: Die SVP ist längst von ihren Gründungsziel (Forderung des Selbstbestimmungsrechts für Südtirol) abgegangen und ist zu einer Verwaltungspartei herabgesunken. Sie ist eine Rom-treue Partei geworden, und ihr Ziel ist, soviel Geld als möglich nach Südtirol zu holen um ihre Wähler zufrieden zu stellen. Leider ist heute ein größerer Teil der Südtiroler durch den Wohlstand nicht mehr bereit die Schwierigkeiten einer Grenzberechtigung auf sich zu nehmen.
Die Verwaltungswirtschaft: Es geht um das Verwalten des Systems. In Südtirol fehlt, wie in jeder Verwaltungswirtschaft, jene Bereitschaft, jene Begeisterung, und jener Idealismus, welche für ein wirtschaftliches und soziales Wachstum bestimmend sind.
SCHLUSS
Europa 2005: Ich wollte den Anlass geben, darüber nachzudenken, dass manche Europäer im 2005 die Anerkennung ihres Daseins noch verlangen sollten.
Giuseppe Pece
QUELLEN:
- Stiftung Alexander Langer
- Aufsätze zu Südtirol
- Die Mehrheit der Minderheiten
- Il Viaggiatore leggero